1. Cosa conoscevi di Enna prima che ti contattassimo?
Ovviamente conoscevo Enna ma solo per sentito dire, non essendoci mai stato. Sono ligure
(anche se ormai mi considero un torinese acquisito) e per me la Sicilia è sempre stata un
posto lontano ed esotico, la regione del primo melting pot italiano, dove arabi e normanni si
incontravano per mischiare culture opposte.
2. Perché hai accettato il nostro invito a partecipare a WOL?
Principalmente per due motivi, il primo è per lasciare un mio contributo alla città. Il secondo è
perché mi ha contattato Mariasanta Buscemi e avendo già lavorato con lei e provando una
profonda stima mi ha fatto piacere poter di nuovo condividere un progetto.
3. Quando hai cominciato a lavorare nello spazio pubblico?
Ho cominciato a fare graffiti da giovanissimo. Il primo lo realizzai nel 1994 ma con
un’attitudine completamente diversa da quella attuale. Non pensavo al concetto di spazio
pubblico ma solo a esprimere la mia interiorità. Oggi dopo tanti anni non saprei bene definire
il passaggio dai graffiti all’arte urbana, con tutti i ragionamenti sullo spazio pubblico. Mi
sembra di aver sempre disegnato e cercato un dialogo con lo spazio urbano, anche se non
sempre facile interagire ovunque.
4. Cosa ti diverte e ti stimola di più quando lavori nello spazio pubblico?
La possibilità di interagire con luoghi, persone e situazioni differenti. Molto spesso non faccio
una bozza vera e propria ma un semplice canovaccio che si modifica in corso d’opera
impregnandosi dell’empatia e delle storie che si nascondono sul territorio. Mi piace
immergermi negli ambienti e lasciarmi influenzare da quello che vedo e percepisco nei posti
che mi accolgono.
5. Il tuo canale di espressione è esclusivamente quello della street art o hai altri
progetti artistici e creativi in altri ambiti?
Amo il disegno e tutte le forme creative. Mi sono sempre espresso in diverse forme visive,
negli ultimi due anni ho realizzato due libri illustrati per bambini. Il primo è L’elefantino dei
sogni, scritto dal giornalista Luca Indemini ed edito da Espressione Editore e GG – Giovani
Editori. Mentre il secondo è Le avventure di Kiwito e Galita, scritto da Gianluca Orrù e prodotto
dalla Gullino Group. Quest’ultimo è stato pubblicato l’anno scorso. Si tratta di una raccolta di
avventure per avvicinare i bambini ad una vita sana e all’alimentazione a base di frutta e
verdura.
6. Di solito cerchi di interagire in maniera attiva con il luogo in cui svolgi il tuo lavoro e
con gli abitanti, o preferisci lavorare in solitario, facendo le tue ricerche, e sorprendere
i passanti e il pubblico?
Come già detto, mi piace immergermi nei luoghi e lasciarmi ispirare. Sono un “chiacchierone”
e amo ascoltare i racconti che si celano nelle vite che di chi i luoghi li usa quotidianamente.
7. Che ruolo può svolgere l’arte pubblica e la street art nella rigenerazione di piccoli
centri e nelle aree periferiche o abbandonate?
Penso che la base dell’arte debba essere sempre l’espressione dell’essere umano, la
rigenerazione può essere una delle conseguenze ma non la priorità. Per riqualificare e ridare
vita alle zone abbandonate ci vuole progettualità, servizi, attività continuative e tanto lavoro.
Il muralismo può solo nascondere brutture architettoniche dando un pò; di colore e vivacità
ma è solo una parte del meccanismo di rinascita che le nostre città devono attivare.
8. Puoi raccontarci del luogo (o situazione) più strano e inaspettato nel quale ti sei
trovato a realizzare un murale?
L’estate scorsa sono stato a dipingere dei vecchi treni arrugginiti e abbandonati nelle
campagne della Sardegna, un luogo molto rilassante e pieno di carattere. Adoro i posti
abbandonati, dove la natura si è ripresa quello spazio che l’uomo gli aveva tolto. Mi immagino
le vite vissute sotto la ruggine e i sogni di chi, prima di me, usava giornalmente quei luoghi.
Penso che questo romanticismo mi sia rimasto fin da bambino e facevo il piccolo esploratore
urbano.
9. Un’anticipazione di quello che stai sviluppando per il tuo intervento a Enna per WOL:
Ho cercato di ispirarmi hai totem della cultura indiana, rivisitandoli con una mia estetica
personale e delle cromie che si adattassero all’architettura cittadina. Come mio solito ho
semplicemente fatto un canovaccio grafico e cromatico per lasciarmi ispirare dall’aria di Enna
per concludere la progettazione in loco.

