Intervista – Corn79

1. Cosa conoscevi di Enna prima che ti contattassimo? 
La conoscevo ma non ho mai avuto l’occasione di passarci.

2. Perché hai accettato il nostro invito a partecipare a WOL?
Perché ho avuto un paio di occasioni di dipingere in Sicilia e mi sono innamorato di questa
terra. Inoltre negli ultimi anni apprezzo maggiormente lavorare in piccole realtà piuttosto che
in grandi centri urbani, si creano maggiori sinergie con il territorio di conseguenza il mio
lavoro è più appagante e ho la sensazione che sia più “utile” e concreto.
Non da meno il fatto che mi abbia contattato Mariasanta con cui in passato ho lavorato molto
bene.

3. Quando hai cominciato a lavorare nello spazio pubblico?
Ho iniziato a lavorare in spazi pubblici come “graffiti writer” a metà degli anni ’90. Un’evoluzione di questo percorso, strettamente legata al dialogo con gli spazi, il territorio, le architetture ed urbanistica si è poi sviluppata a seguito del mio percorso di curatore di eventi di arte urbana attorno al 2010.

4. Cosa ti diverte e ti stimola di più quando lavori nello spazio pubblico?
La relazione con le persone che vivono il territorio, le loro reazioni e l’imprevisto che è
sempre presente quando si esce dal proprio studio. Il confronto diretto arricchisce, rimuove
molti schemi preimpostati, aiuta ad evolversi in una chiave non solamente artistica.
Lavorando nello spazio pubblico si sviluppano rapporti sociali forti, non scontati ed in grado
di arricchirti a 360°.

5. Il tuo canale di espressione è esclusivamente quello della street art o hai altri progetti
artistici e creativi in altri ambiti?
Ho altri percorsi legati all’interior design ed alla comunicazione visiva in generale ma cerco di
focalizzare la mia attenzione sull’arte e creatività urbana e spontanea, non unicamente legata
a fattori economici ma mirata ad un espressione personale strettamente in relazione con un
ampio ambito pubblico.

6. Di solito cerchi di interagire in maniera attiva con il luogo in cui svolgi il tuo lavoro e con gli
abitanti, o preferisci lavorare in solitario, facendo le tue ricerche, e sorprendere i passanti e il
pubblico?
Il mio percorso artistico si basa sull’astrazione e sull’esperienza di comunicazione con il
territorio ed i suoi abitanti, per questo, con la consapevolezza della grande eterogeneità di
visioni del pubblico utente cerco di portare a quest’ultimo bellezza e libertà d’interpretazione.
Non mi piace legarmi a messaggi diretti che si impongono ad un pubblico che ha molteplici
punti di vista, preferisco stimolare la fantasia di chi osserva.

7. Che ruolo può svolgere l’arte pubblica e la street art nella rigenerazione di piccoli centri e
nelle aree periferiche o abbandonate?  

Può rivalutarne l’estetica ed i punti di vista, stimola a prendersi cura dello spazio pubblico,
crea nuovi percorsi turistici e porta attenzione in spazi residuali e dimenticati. Penso sia
diventato un percorso necessario per vivere attivamente il proprio territorio dal basso e
valorizzarlo.

8. Puoi raccontarci del luogo (o situazione) più strano e inaspettato nel quale ti sei trovato/a a
realizzare un murale?
Ognuno ha la sua storia e sarebbero infinite le situazioni folli da raccontare, è il bello di
quest’ambito, ti lega ad infinite dinamiche fuoriluogo, è imprevedibile. E’ la vera magia legata
al nostro lavoro, non puoi mai veramente pianificarla.

9. Un’anticipazione di quello che stai sviluppando per il tuo intervento a Enna per WOL:
Armonia e libertà, colori caldi e freddi, la ricerca del bello come stimolo ad un’evoluzione
condivisa.

10. Spazio libero per altre dichiarazioni e statement (opzionale).
Viviamo attivamente il nostro territorio, non aspettiamo che lo faccia qualcuno dall’alto, è ora
di finire di lamentarsi e di rimboccarci le maniche 😉

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